martedì 26 aprile 2016

NAUFRAGARE A PARMA CON CLAUDIO PARMIGGIANI



di FRANCESCO GALLINA





Era il 2010 quando, dopo quasi un secolo, venne riaperta al pubblico la Chiesa di San Marcellino di Parma, in Strada del Collegio dei Nobili, sconsacrata dal 1928 e messa nel dimenticatoio da quasi tutti i parmigiani. Ci vollero gli imprenditori Borettini perché potesse essere visitabile e ci volle Claudio Parmiggiani perché la rendesse da edificio spoglio e polveroso in luogo irresistibile per il parmigiano annoiato e per il turista alla ricerca di imperdibili chicche.

Non fosse per il Festival della Creatività 2016 (la creatività necessita di un Festival?), la chiesa resterebbe inspiegabilmente chiusa, e con essa Naufragio con spettatore, gioiello di Parmiggiani, artista formatosi negli anni '60, quando a farla da padrone sulla scena culturale italiana era la rivista "Il Verri" del critico Anceschi e il rivoluzionario Gruppo 63 che, sulla scia delle avanguardie storiche primo-novecentesche, faceva della commistione di arti un perno della propria poetica. Non è un caso che trovi sintonia con Emilio Villa e Nanni Balestrini, le cui opere letterarie saranno inserite da Parmiggiani nell'installazione Atlante, che mette in scena una cartografia metafisica con mappamondi afflosciati e accartocciati. Agli anni '70 risalgono Luce, luce, luce, dove il pavimento di una stanza è cosparso di pigmenti gialli dalla luce potentissima, e le Delocazioni, scenografie fatte di ombre realizzate col fuoco, fumo e polvere, per riflettere sul tema del negativo, dell'assenza e della precarietà. Dagli anni '80 a oggi, la rilevanza artistica di Parmiggiani sulla scena nazionale e internazionale ha rappresentato un climax in costante ascesa: dal permanente Faro d’Islanda (2000) che giganteggia in mezzo ai ghiacci islandesi, alla grande mostra Mélancolie: Génie et folie en Occident, dal Teatro dell’arte e della guerra, labirinto di cocci di cristalli infranti realizzato nel 2006 nel Teatro Farnese di Parma, fino a Ex-voto (2007) al Louvre, opera in aperto dialogo con i rilievi funerari e le sculture gotiche del museo parigino. Di grande bellezza, poi, la mostra del 2010 che riportava il medesimo titolo dell'opera che in questi giorni è ancora possibile visitare. Una mostra che venne prorogata per il continuo afflusso di visitatori, quando il Comune di Parma sapeva fare del settore artistico-culturale un fiore all'occhiello della città. 





Con Parmeggiani, l'ex chiesa di San Marcellino diventa l'isola su cui naufragare. Una maestosa barca a vela antica, lunga 14 metri con un albero alto dieci, arenata su un cumulo di 100 mila libri. Questo è Naufragio con spettatore, notevole per ideazione e composizione, dato che l'anticovascello  è stato assemblato per intero all'interno del piccolo edificio. Le vele sono ammainate. I libri sono chiusi. L'atmosfera è surreale, fortemente onirica, e lo stato di decadenza in cui versa la chiesa rende il tutto ancor più velato, opalescente, suggestivo. Forti si fanno percepire la lezione del surrealismo europeo e il messaggio del romanzo di Blumenberg, Naufragio con spettatore, che colloca al centro dell'attenzione il rapporto fra naufragio e spettatore, metafora di stampo epicureo - e poi romantico - con cui si apre il De rerum natura di Lucrezio. Naufragio fisico o metafisico? E poi: accettare o rinnegare il naufragio, cioè il fallimento? Rendere il fallimento un occasione di incontro o di scontro? Insomma: aderire alla disastrosa e pessimistica filosofia esistenzialista o a un nietzschiano slancio vitale che fa degli errori fratture da cui partire per crescere?  Affrontare le sfide a viso aperto o rimuovere le sfide?

Il naufragio è un rischio, come la vita. E come la vita si può accogliere o misconoscere. 
Il fatto che il vascello della vita fuoriesca dall'abside di una chiesa non può essere solo un'intuizione crociana. Con Parmiggiani, l'abside sconsacrato viene investito di nuova vitale funzione, funzione laica, non religiosa; materica, non iperuranica. Se l'abside è il luogo del Verbo, i libri lo incarnano.




La prima interpretazione che si può dare, la più comune, forse, è che la cultura fa viaggiare e naufragare con la mente. Ma la vela maestra è ammainata. E i libri sono chiusi. E se fosse che la barca naufraga proprio perché i libri restano chiusi? Non sarà che ci incagliamo quando chiudiamo i libri, cioè quando non siamo disponibili all'incontro e al dialogo con l'Altro? Se fosse questo quello che Parmiggiani volesse dirci, sarebbe un motivo in più per rendere permanentemente aperta al pubblico la sua opera, così affascinante perché così problematica. E non vale solo per Parmiggiani, ma per molti altri edifici chiusi al pubblico o poco pubblicizzati che costituiscono la più grande ricchezza della città. 

Il rinascimento di Parma deve ripartire da quel bompresso che guarda avanti, al futuro, da quel vascello che vola alto con la chiglia ben fissata a terra. Eppur si muove.